Il softair che riesce a trasformare una normale domenica mattina in una piccola avventura
19 Mar 2026
Il softair è uno di quegli hobby che riesce a trasformare una normale domenica mattina in una piccola avventura. Chi pratica questo sport lo sa bene: non si tratta solo di correre nel bosco con una ASG in mano, ma di vivere momenti che, tra adrenalina e risate, diventano ricordi da raccontare per anni. Nel nostro gruppo capita spesso di ripensare alle partite passate e accorgerci che, più del punteggio o della vittoria, restano impressi gli episodi più assurdi e divertenti.
Una delle partite più memorabili è iniziata con un piano tattico perfetto… almeno sulla carta.
Eravamo in un campo boschivo piuttosto fitto, con due squadre e l’obiettivo di conquistare una piccola “base” fatta da un vecchio capanno di legno. Io avevo deciso di portare il mio fidato mitra elettrico, mentre Marco, il nostro tiratore più paziente, aveva preparato il suo sniper softair con la solita cura quasi maniacale.
La strategia era semplice: Marco doveva coprire la zona da una collinetta mentre il resto della squadra avanzava lentamente tra gli alberi. Tutto stava andando sorprendentemente bene. Marco comunicava via radio le posizioni degli avversari e noi ci muovevamo come in uno di quei video tattici su YouTube che fanno sembrare il softair quasi una disciplina militare.
Poi è successo qualcosa che ha completamente distrutto la nostra “professionalità”.
Mentre ci stavamo avvicinando al capanno, uno dei nostri compagni, Luca, ha deciso di fare un movimento rapidissimo per cambiare copertura. Il problema è che non aveva visto un piccolo fossato nascosto dall’erba alta. Il risultato è stato un salto involontario seguito da un atterraggio goffissimo che ha prodotto un rumore talmente forte da sembrare una porta sbattuta.
Nel silenzio del bosco è stato come sparare un segnale luminoso.
Nel giro di pochi secondi abbiamo sentito una raffica di pallini arrivare dalla direzione del capanno. Io mi sono buttato dietro un albero cercando di proteggere la mia softair-gun e Luca, ancora mezzo dentro al fossato, continuava a ridere mentre cercava di dichiararsi “colpito”. (Dopo è servito del Voltaren!)
La scena più divertente è arrivata via radio. Marco, dal suo punto di osservazione con lo sniper softair, stava cercando di capire cosa fosse successo. Dopo qualche secondo di silenzio ha detto con tono serissimo: “Confermo contatto nemico… ma anche un contatto molto aggressivo con il terreno.”
Da quel momento la partita ha preso una piega completamente diversa. Il nostro tentativo di avanzata silenziosa si è trasformato in una corsa improvvisata tra alberi e cespugli. Io ho iniziato a sparare brevi raffiche con il mitra elettrico solo per tenere occupati gli avversari mentre due compagni cercavano di aggirare la posizione.
Nel frattempo Marco continuava a fare il suo lavoro da copertura, eliminando qualche avversario con la precisione del suo sniper softair. Ma la parte più divertente è stata quando uno degli avversari ha cercato di localizzarlo. Non riuscendo a capire da dove arrivassero i colpi, ha iniziato a guardare ovunque tranne che nella direzione giusta.
Marco ci ha poi raccontato che in quel momento stava trattenendo le risate dietro la maschera.
Alla fine siamo riusciti a prendere il capanno quasi per caso. Uno dei nostri compagni, armato solo con una piccola ASG compatta, è riuscito ad avvicinarsi passando dietro una fila di cespugli e ha “eliminato” due difensori che stavano discutendo su dove fosse nascosto il nostro sniper softair.
Quando la partita è finita ci siamo ritrovati tutti nella zona sicura, come sempre sudati, pieni di foglie e con le repliche coperte di polvere. Ed è lì che sono iniziate le risate vere (e la spalmata della pomata).
Luca è diventato immediatamente il protagonista della giornata. Qualcuno ha iniziato a chiamare il fossato “trappola anti-operatore” e da quel giorno ogni volta che giochiamo in quel campo c’è sempre qualcuno che controlla attentamente il terreno prima di fare una corsa “tattica”.
Un altro episodio divertente è capitato qualche mese dopo, durante una partita urban in un vecchio complesso industriale dismesso. L’ambiente era perfetto per il softair: corridoi lunghi, stanze buie e tante possibilità di aggiramento. Io avevo deciso di cambiare stile di gioco e provare a fare il ruolo di supporto con un mitra elettrico dotato di caricatore maggiorato. L’idea era fornire copertura mentre gli altri avanzavano stanza per stanza.
Dopo pochi minuti mi sono trovato dietro una porta semiaperta da cui provenivano delle voci. Ho fatto un respiro profondo, ho spinto lentamente la porta e sono entrato con la mia softair-gun pronta. La stanza era vuota. Le voci arrivavano dalla stanza accanto. Nel tentativo di uscire velocemente ho urtato una pila di vecchie cassette di plastica che sono cadute facendo un rumore incredibile. Subito dopo ho sentito qualcuno gridare: “Contatto!”
Nel giro di un attimo mi sono trovato in mezzo a una tempesta di pallini. Ho dichiarato colpito e sono uscito ridendo mentre i miei compagni cercavano di capire cosa fosse successo. La cosa più buffa è che, mentre io facevo da “diversivo involontario”, Marco era riuscito a posizionarsi su una passerella sopraelevata con il suo sniper softair e stava tranquillamente osservando tutta la scena dall’alto. Alla fine della giornata abbiamo capito una cosa molto semplice: nel softair puoi avere la migliore ASG, la softair-gun più precisa o il mitra elettrico più affidabile, ma ci sarà sempre qualcosa di imprevedibile pronto a trasformare una partita tattica in una storia divertente da raccontare.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui continuiamo a giocare. Non solo per l’adrenalina o la competizione, ma per quei momenti in cui tutto va storto… e diventa incredibilmente divertente.